Comuni e l'attuazione del Reddito di Inclusione, il seminario di Legautonomie

"I comuni sanno bene cosa significa creare delle aspettative, sia in termini di contraddizioni sia in termini di gestione dei servizi"

 

 
Con la pubblicazione del decreto legislativo n. 14 del 15 settembre 2017 l'Italia ha, per la prima volta nella storia del suo welfare, una misura strutturale e universale per il contrasto alla povertà assoluta. "Una scelta storica" la definisce Cristiano Gori, docente all'Università di Trento e coordinatore scientifico dell'Alleanza contro la povertà, intervenendo al seminario sul REI I comuni e l'attuazione del reddito di inclusione (REI 2018-2020) organizzato questa mattina da Legautonomie. "Adesso - prosegue Gori - la misura va però completata per non aggiungere il Rei alla lunga serie di riforme incompiute del nostro Paese". 

Secondo quanto comunicato dall'Inps, tra il 1° dicembre 2017 e il 2 gennaio 2018 sono state presentate 75.885 richieste. Secondo l'Alleanza contro la povertà, dalla quale è partita l’iniziativa che ha portato all’adozione nel nostro Paese del Reddito di inclusione sociale e di cui Legautonomie fa parte, per prima cosa bisogna fare del Rei una misura universale partendo dal fatto che in Italia vivono in povertà assoluta 4,75 milioni di persone, pari al 7,9% della popolazione complessiva. Di questi il 53% (pari a 2,5 milioni di individui) riceveranno il Rei, mentre il restante 47% (vale a dire oltre 2 milioni di individui) ad oggi ne resta escluso.

"Il ruolo della Regione è fondamentale per l'attuazione della riforma, sia per seguire ciò che avviene nei comuni e nei territori, sia per il rapporto che si deve stabilire tra la dimensione politica e quella amministrativa che opera nei territori", ha detto Rita Visini, Assessore Politiche sociali Regione Lazio, "Sarà dunque fondamentale andare avanti nei processi associativi degli enti locali finalizzati alla efficace programmazione delle politiche sociali. Il REI costituisce un banco di prova importantissimo in questa direzione".

Gianmario Gazzi, Presidente Consiglio Nazionale degli Ordini degli Assistenti sociali, ha sottolineato l'importante funzione che hanno in questa fase di attuazione figure professionali come gli assistenti sociali, ma "occorre cambiare la cultura intorno alla figura professionale dell'assistente sociale, su come viene percepito: penso a famiglie con minori che in situazioni di difficoltà non si rivolgono a loro perché temono che gli vengano tolti i figli. Dovrebbero invece rivolgersi agli assistenti sociali perché persone in grado di aiutarli". In questo senso "sarà cruciale puntare sulla formazione di queste importantissime figure professionali e sulla continuità del loro lavoro con contratti che consentano un percorso di ampio respiro", ha aggiunto in conclusione del suo intervento.

"Questa riforma è una riforma che andrà difesa nei prossimi mesi e anni, e che andrà implementata", ha detto Oriano Giovanelli, membro della Presidenza di Legautonomie, concludendo i lavori. "I comuni sanno bene cosa significa creare delle aspettative, sia in termini di contraddizioni sia in termini di gestione dei servizi, e sanno bene anche cosa sia la collaborazione con altri enti e altre realtà. Oggi non abbiamo parlato tanto di risorse, ma il punto focale del Rei è proprio il suo carattere universalistico: andrà estesa la copertura, penso alle milioni di persone in  povertà assoluta, il contributo economico e soprattutto i progetti di inclusione sociale e lavorativa".

Sono intervenuti anche Claudio Mancini, Vicepresidente Vicario di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto, Direttore Legautonomie,Raffaele Tangorra, Direttore generale Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, Alessandro Campani, Direttore Società della salute zona pisana, Marinella Colucci, Dirigente ANPAL (Agenzia Politiche Attive del Lavoro, Lorella Brusa, Responsabile FP CGIL Nazionale delle Politiche dell'Inclusione.