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  FOCUS / Smart cities: le buone pratiche dei Comuni si confrontano

FOCUS / Smart cities: le buone pratiche dei Comuni si confrontano

l settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire torna anche questa settimana a occuparsi di Smart Cities, in occasione del Forum che si svolge a Pisa oggi e domani, il "Green City Energie".



Gli interventi di: Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello Balsamo e responsabile per Legautonomie dell’area politiche territoriali e servizi pubblici locali; Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia; Lorena Pesaresi, assessore alle Politiche energetiche e ambientali del comune di Perugia.

ROMA - Sostenibilità ambientale, nuove tecnologie e nuovi ambiti di sviluppo per rendere sempre più vivibili le città: queste le caratteristiche delle smart cities, le città intelligenti. Ma un aspetto sottovalutato e che invece riveste una fondamentale importanza soprattutto per la diffusione delle buone pratiche, è il confronto tra le 'virtuosità'. Il mettere letteralmente in piazza quanto di buono si è costruito per mostrare come esempi le proprie eccellenze e metterle al servizio dei comuni, dai più piccoli ai più grandi, che hanno appena iniziato il loro percorso 'smart' o che magari in un determinato settore sono rimasti indietro. In particolare, vanno virtualmente abbattuti i confini territoriali in modo da creare delle sinergie e delle collaborazioni tra enti vicini che spesso condividono non solo strade e abitanti, ma anche problematiche.
Perché allora non cercare insieme una soluzione? Questo il vero punto di svolta che potrebbe costituire la rampa di lancio della città del domani: problemi comuni e risposte univoche, senza dubbio in grado di far risparmiare non solo economicamente, ma anche sul versante delle energie e delle risorse umane.
GASPARINI: CITTA’ SMART SOLO SE ABBATTONO I PROPRI CONFINI - “I comuni in questi anni sono particolarmente impegnati a capire come utilizzare la tecnologia per innovare gli enti locali. Lo impone la crisi e il fatto di avere città più ‘facili’ vuol dire anche avere città meno burocratiche e maggiormente in grado di fare pianificazione”. Lo dice all’agenzia di stampa Dire Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello Balsamo e responsabile per Legautonomie dell’area politiche territoriali e servizi pubblici locali. “Certo- aggiunge- il ‘brand smart city’ per alcuni è una realtà consolidata ma è sicuramente per tutti una volontà di cambiamento: c’è una accelerazione in questo senso, ci sono molte iniziative, si susseguono convegni in tutta Italia per analizzare le politiche avviate fin qui, in modo particolare da alcuni comuni”. Ma per Gasparini bisogna fare una distinzione: “Il dato vero, per una città come la mia che non è oberata ed è più o meno metropolitana, è che il concetto di smart city non riguarda il singolo comune ma necessita di andare al di là dei confini e questo processo mi sembra purtroppo molto rallentato”. Alla base di tutto, spiega, ci deve essere “quello di facilitare la vita dei cittadini, che oggi sono molto più mobili rispetto al passato: vivono in una città e lavorano in un’altra, poi magari portano i figli a scuola in una terza ancora. Tutto questo perché ormai i tessuti urbani sono intrecciati e sarebbe importante che insieme a questo processo di innovazione tecnologico come le smart cities si affiancasse anche una riorganizzazione istituzionale”.
Esiste un territorio specifico per la proliferazione delle buone pratiche? Ovvero, possiamo disegnare un profilo ideale per la smart city? “Il processo- risponde Gasparini- si sviluppa in modo migliore nelle città di media grandezza, perché le grandi metropoli sono molto complicate da gestire e da far cambiare, mentre i piccoli comuni fanno spesso una gran fatica per la mancanza di risorse non solo economiche ma anche umane e professionali”. Meglio quindi rivolgersi alle città “con 200-300mila abitanti, e che queste siano più efficienti ed efficaci lo dimostrano le indagini sulla qualità della vita nei centri urbani. E questo tipo di realtà permettono di fare innovazione in modo più semplice ma più strutturato e articolato”. Però per Gasparini non va dimenticato che “il tema delle smart city è vincente se è un sistema complesso che cambia a vari livelli e integra insieme più settori, non se ci si limita a un’esperienza in un piccolo centro. Oggi infatti il processo di trasformazione è molto frammentato a causa di una eccessiva burocrazia e di una sovvrapposizione delle funzioni, e tutto questo alla fine impedisce ai cittadini di percepire l’efficienza della pubblica amministrazione e di una città più ‘a portata di mano’”.
A proposito di amministrazione. Nella diffusione delle smart cities il ruolo di Governo e Regioni è quello dei semplici spettatori, anche se Gasparini nota come l’interesse del Governo stia “aumentando: per esempio ministri come Profumo stanno ragionando per recuperare risorse e aiutare i comuni ad aumentare le loro infrastrutture. La volontà dichiarata di attivarsi c’è, però credo che non costituisca un problema il fatto di avere realtà in grado di muoversi autonomamente e ottenere fondi da Bruxelles senza dover passare per lo Stato centrale. L’autonomia degli enti locali è stata elevata nel tempo. Piuttosto, secondo me si tratta di valutare se la mancanza di un collegamento con le Regioni porta a una minore efficacia, perché si tratta di un ente che ha un valore territoriale e quindi è molto più vicino ai vari centri urbani. Di sicuro- conclude l’esponente di Legautonomie- mi sembra un peccato che in questo percorso non figurino le Regioni, perché potrebbero aiutare un processo di semplificazione e di collaborazione tra i comuni. E’ difficile pensare di diventare smart city se all’interno del progetto non è previsto anche un rapporto con gli enti vicini”.
BONARETTI: REGGIO EMILIA PUNTA SU AGENDA DIGITALE, BANDA LARGA E BIOMETANO- Agenda digitale, banda larga, biometano: questo il presente e il futuro di Reggio Emilia, spiegato all'agenzia Dire dal direttore generale del Comune, Mauro Bonaretti. Un campo di azioni che guarda lontano e investe per trasformare la città in un esempio di territorio vivibile e sostenibile, proprio come 'insegnano' i comandamenti di una vera smart city. Reggio Emilia, aggiunge Bonaretti, “propone alla città, famiglie e imprese, un’agenda digitale. I progetti, in buona parte in fase di attuazione, sono costruiti sulla base di strategie e obiettivi definiti, facendo leva su investimenti e collaborazioni anche con società private del settore. Lo sviluppo, sostenibile e di qualità con un’infrastrutturazione digitale a servizio delle imprese è uno dei punti cardine dell’agenda, a cui si associano azioni rivolte alla didattica, al risparmio energetico e all’efficientamento dell’Amministrazione pubblica. Tali azioni, che vengono sperimentate a Reggio fra le prime città italiane, si avvalgono della collaborazione del Comune con la Regione Emilia-Romagna e il ministero dello Sviluppo economico. Alcune di esse si prevede saranno realizzate entro il 2012, mentre un importante accordo sull’infrastrutturazione digitale è stato siglato da Comune di Reggio e Telecom”.
I contenuti dell'agenda digitale, in sintesi, prevedono prima di tutto il piano regolatore e il catasto delle infrastrutture. “La presenza delle reti di comunicazione in fibra ottica, che collegano popolazione e imprese, è un fondamentale fattore di sviluppo economico e sociale. Per questo- spiega Bonaretti- è importante la diffusione delle reti di comunicazione a banda larga e ultra larga, su cui gli enti locali non hanno competenze né deleghe ma noi siamo comunque impegnati in tutte quelle attività atte a favorire l’accrescimento e lo sviluppo della connessione telematica del territorio, attraverso tavoli di confronto, accordi di programma, attività di promozione con i soggetti competenti e delegati ad operare in questo ambito”. C'è poi la questione dei 'lampioni intelligenti', “che consentono risprmio energetico e dei costi, diffusione tecnologica, wi-fi, videosorveglianza e cartellonistica elettronica”.
Accanto a queste innovazioni trovano spazio anche oggetti del passato, recuperati e rimessi a nuova vita con nuove funzioni: è il caso delle cabine telefoniche. “Il progetto- precisa il direttore generale del Comune di Reggio Emilia- intende creare punti di distribuzione di servizi per i cittadini (principalmente servizi di accoglienza, comunicazione e informazione). Ci sono poi i progetti 'open data', come la pubblicazione online di dati che riguardano la cartografia, l'edilizia, la popolazione”. E sempre online c'è il progetto 'Sono io'. Ovvero si tratta di “fornire ai cittadini un’identità digitale certificata è una naturale estensione dei compiti istituzionali della Pubblica amministrazione, ma anche un progetto orizzontale nel territorio, con al centro il cittadino che, con una identica e unica modalità, potrà accedere a un’offerta, crescente nel tempo, di servizi pubblici e privati”. Senza dimenticare che “il costante e continuo miglioramento dell’efficienza interna è fra gli obiettivi prioritari del Comune, in particolare per quel che riguarda i processi organizzativi e gestionali dell’Ente nell'area del monitoraggio politiche, scambio dati con agenzie centrali dello Stato, riprogettazione dei processi organizzativi di lavoro”.
Fin qui il presente e tutto quello che è stato 'costruito'. Ma quali sono le tecnologie su cui ha deciso di puntare Reggio Emilia? Prima di tutto, spiega Bonaretti, il comune vuole “raggiungere l’obiettivo della sostenibilità della città, per noi fondamentale. Scegliamo però le rinnovabili non genericamente, ma con due progetti concreti, sul metano e sull’efficienza energetica: sceglie settori selezionati, precisi, volendo diventare in questi settori realtà di riferimento e eccellenza”. Ecco qui il progetto biometano: “l’obiettivo è di creare a Reggio Emilia di un Centro di eccellenza per la ricerca industriale per lo sviluppo della competitività e delle attività sul Biometano. Facciamo leva su tre aspetti: la potenzialità del mercato del biometano, la richiesta di ricerca, l’essere in una regione e provincia che sono eccellenze in questo settore”. Poi viene il progetto edifici a impatto zero - Re-build: “un progetto che mira alla integrazione e valorizzazione della struttura produttiva del comparto edile, per gestire in maniera qualificata adeguati protocolli di intervento per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato, sia residenziale che produttivo. Scopo del progetto è creare un nucleo di imprese, coordinate da Iren Rinnovabili (società del Gruppo Iren deputata allo sviluppo di progetti nel settore delle energie rinnovabili con sede a Reggio Emilia) che sia in grado di offrire un pacchetto completo per la riqualificazione dell’esistente a una committenza sempre più vasta. Un pacchetto- conclude Bonaretti- che sappia indicare valutazione energetica, risparmi, entità dei finanziamenti, incentivi e offrire competenze realizzative, proporre nuovi materiali e soluzioni tecnologiche”.
PESARESI E PERUGIA: I CITTADINI SONO INFRASTRUTTURA CENTRALE- Le priorità di Perugia sono “qualità urbana e ambientale, energia verde-efficienza energetica, riduzione dei consumi e degli sprechi, mobilità alternativa, riduzione dei rifiuti grazie alla raccolta differenziata, innovazione e ricerca”. Ecco la ricetta 'smart' messa a punto dall'assessore alle Politiche energetiche e ambientali, Lorena Pesaresi, per fare della cittadina umbra un esempio di sostenibilità e buone pratiche non solo “in Italia ma anche in Europa”. Per fare questo però, spiega all'agenzia Dire, bisogna “cambiare un modello culturale, a partire dai comportamenti e dagli stili di vita delle persone e inserire queste ultime in un contesto accessibile e inclusivo contro il declino, non solo economico ma anche ecologico e sociale, del nostro Paese”. Sono infatti i cittadini, secondo Pesaresi, “l'infrastruttura centrale delle smart cities”, l'elemento fondante da cui “ripartire nella sfida per il futuro”, tenendo presente un dato fondamentale: “smart è anche donna, e quindi bisogna valorizzare la risorsa femminile, superare il gap occupazionale e le discriminazioni di genere”. Dalle città intelligenti, poi, “l'energia coinvolge l’intero Paese, provvedendo a sviluppo e crescita”. Pesaresi è infatti convinta che “questione urbana, questione sociale e questione ecologica si intreccino. Le città non sono solo i luoghi del consumo intensivo di risorse, dell’inquinamento, ma sono storicamente il modo più efficace di organizzare su grande scala la vita e le attività umane, l’impresa, la ricerca e il lavoro” e grazie a loro è possibile costruire “una società ecologica” che vede proprio nelle città “moltissime opportunità di impresa e buon lavoro” dando vita parallelamente a una “sinergia tra Comuni per il raggiungimento di obiettivi comuni nell’interesse di tutti e del Paese”. Fin qui il contesto generale. Ma concretamente in quali progetti è impegnata Perugia, che insieme ad Assisi sta costruendo la sua candidatura a Capitale europea della cultura per il 2019? “Noi- spiega Pesaresi- abbiamo alle spalle oltre venti anni di esperienza, dalle scale mobili al minimetrò operativo dal 2008, una eccellenza in Europa e nel mondo. Oggi siamo impegnati su più fronti: dalla tutela del paesaggio alla riduzione del consumo del suolo, dalla riduzione dei rifiuti all'ampliamento della differenziata, dal turismo sostenibile alle agro-energie, dalle smart grid a un progetto ambizioso che punta alla riqualificazione energetica per l'illuminazione pubblica del comune. Ovvero la sostituzione con lampade a led e l'attivazione di sistemi intelligenti di tele controllo e tele gestione degli impianti, per un risparmio di circa il 30-40% in termini economici ed energetici”. A tutto ciò si aggiunge il “primato” di Perugia nel campo della mobilità elettrica “con l’installazione, in corso, da parte di Enel Distribuzione dei primi siti di ricarica pubblica per i veicoli elettrici a zero emissioni. Così come per la mobilità dolce con il primo sistema integrato di bike sharing a pedalata assistita e con sistema fotovoltaico, nuovi percorsi ciclo-pedonali, e intermodalità con il Minimetrò”. Ma l'impegno di Perugia non finisce qui. Pesaresi sottolinea che è la quarta città in Italia per superfice installata di solare termico, e che sono previsti “nuovi progetti per il fotovoltaico nelle scuole, nei cimiteri, negli impianti sportivi e nelle sedi comunali”. Un'azione generale che mette al centro l'ambiente e la salvaguardia dell'ecosistema per “creare un'economia più moderna ed efficiente che a sua volta genera nuova ricchezza con un occhio alla qualità”.
5 luglio 2012
[Fonte Agenzia Dire: http://www.dire.it/HOME/focus_.php?c=45028&m=3&l=it ]