il governo delle entrate locali

il governo delle entrate locali

PREMESSA DI CESARE CAVA
 
Questa pubblicazione si pone l’obiettivo di rendere interessante la materia delle entrate dei Comuni, agli amministratori locali e ai dirigenti e funzionari degli uffici tributi che, per passione o per impegno lavorativo, operano a stretto contatto con la finanza locale e con sigle, come IMU, TASI e TARI, che per la maggioranza dei cittadini risultano sgradevoli e da evitare al primo contatto.
Chi scrive, è appassionato da anni alla materia della fiscalità locale e vive con piacere i numerosi incontri formativi e conferenze che periodicamente sono organizzati nelle diverse Città, sono spesso un gradevole motivo di incontro con i funzionari, per analizzare le novità dei tributi e trovare procedure corrette, alle molteplici casistiche che emergono nella gestione dell’ufficio.
Le domande poste nel question time, sono la parte più interessante dei convegni e mi consentono di capire i problemi reali e quotidiani, uscendo dalla filosofia del tributo ed entrando fisicamente nel contatto con i contribuenti.
In altri contesti, sono stato invitato a esporre pensieri sul federalismo fiscale e sulle dinamiche di governo delle entrate, ad amministratori di piccoli e di grandi Comuni.
In uno di questi interventi, svoltosi presso la Scuola Superiore Sant’Anna, di fronte a giovani amministratori locali che partecipavano a un corso di alta formazione, ho percepito il desiderio di capire e di approfondire il tema delle risorse, dalle domande semplici e dirette emergeva un diverso approccio culturale improntato al governo delle entrate e non alla semplice amministrazione del bilancio.
Questa nuova generazione di amministratori aveva percepito in modo immediato che il bilancio non è un documento contabile, ma uno strumento politico di governo del territorio e della collettività. In realtà stavano andando oltre, avevano capito che le prime scelte di politica del bilancio, non si producono nella spesa corrente o negli investimenti, ma si realizzano nella parte delle entrate correnti, partendo dal presupposto che se sulle entrate trasferite il Comune subisce le scelte unilaterali dello Stato, l’unico spazio di manovra attiene ai tributi propri.
Dalle domande che mi formulavano, capivo che avevano compreso che in realtà non tutti i tributi propri erano gestibili per il bilancio, perché la TARI, la TASI e l’imposta di soggiorno, in realtà sono “tributi di scopo” e quindi strettamente collegati ai relativi vincoli di spesa.
Al termine dell’incontro avevano concluso che l’unica vera autonomia impositiva è riferibile al gettito IMU e che emergeva una netta differenza tra gettito atteso e gettito riscosso.
Da queste esperienze positive, con funzionari competenti e nuovi amministratori attenti alle politiche di bilancio, è maturata l’ipotesi di redigere questa pubblicazione con l’obiettivo di accomunare l’attenzione degli amministratori e dei tecnici, verso le possibilità derivanti dal gettito atteso piuttosto che sulla semplice visualizzazione del gettito riscosso.
E’ sfidante uscire dalla logica del gettito incassato, che genera attesa, previsione ipotetica, presa d’atto dell’evasione, inerzia dell’azione amministrativa ed entrare nella logica del potenziale gettito atteso, che genera ricerca, quantificazione oggettiva, progettualità di contrasto dell’evasione, efficienza e efficacia dell’azione amministrativa.
E’ un percorso complesso di riorganizzazione della struttura degli uffici tributi, che può richiamare parametri di performance e di misurazione dei risultati, di origine tipicamente privata, ma con possibilità di crescita collettiva dell’ente locale.
Nell’impostare la linea di pensiero del testo, per uno sviluppo organico che potesse mantenere vivo l’interesse per un amministratore locale e per un funzionario o dirigente di un ufficio tributi, abbiamo pensato di seguire un percorso più amministrativo nella prima parte e più gestionale nella fase centrale.
 
Assumiamo quindi il rischio, e ce ne scusiamo in premessa, che i primi capitoli possano essere di minore interesse per i tecnici, mentre i capitoli centrali potranno risultare eccessivamente approfonditi dal punto di vista tributario, per gli amministratori.
L’auspicio di chi scrive è che vi sia interesse da parte di entrambe le tipologie di lettore, ad approfondire gli ultimi capitoli per condividere il pensiero che “ridurre le tasse locali è possibile”.
Le procedure da attivare per raggiungere questo importante e sfidante risultato, sono illustrate con accuratezza di particolari e di richiami normativi con il consueto rispetto per il lettore, nella consapevolezza che ogni attività di contrasto all’evasione svolta, seppure con metodologie e tempistiche diverse da quelle ipotizzate, è apprezzabile e da valorizzare.
Nell’augurare una buona lettura e nella speranza che alcune delle riflessioni illustrate, possano raccogliere apprezzamento e interesse, per un rilancio della discussione sul federalismo fiscale, desidero ringraziare Annalisa Antonini e Irene Cava che hanno deciso di condividere l’elaborazione di questo testo, dedicandogli tempo ed energie.