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Riforma del mercato del lavoro, Senato approva ddl

Con 231 voti favorevoli, 33 contrari e 9 astenuti, l’Assemblea del Senato ha approvato il ddl di riforma del mercato del lavoro - su cui il Governo aveva posto la questione di fiducia. L’Aula ha approvato gli emendamenti con altrettanti voti di fiducia.

 
Riforma del mercato del lavoro, Senato approva ddl

La votazione: sul primo emendamento la prima si è conclusa con 247 sì, 33 voti contrari e 1 astenuto; sul secondo con 246 voti favorevoli, 34 contrari e nessuna astensione; sul terzo con 239 voti favorevoli, 31 contrari e un'astensione; sul quarto con 238 sì, 33 voti contrari e un astenuto.

Intervenendo nel corso del dibattito, il Ministro del lavoro, Fornero, ha sottolineato che le norme proposte mirano a realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, riferito cioè a tutti i lavoratori, senza distinzioni e privilegi, e animato da una mobilità positiva, per l'inserimento ed il reinserimento produttivo di lavoratori adeguatamente formati.

Il Ministro ha rilevato poi l’urgenza di facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, favorire l'aggiornamento professionale, incentivare gli investimenti nazionali ed esteri per avviare la ripresa della crescita, sostenere la produttività, contrastare la precarietà redistribuendo equamente le tutele dell'impiego, realizzare politiche attive in linea con gli standard europei. Ai fini, poi, di superare il dualismo esistente nel mercato del lavoro italiano tra lavoratori tutelati e non, è stato deciso di incardinare la riforma sui temi della flessibilità, dell'occupabilità e della protezione del lavoratore nel mercato, piuttosto che del posto di lavoro, con l'obiettivo di realizzare una sintesi tra interessi contrastanti e visioni politiche diverse. La riforma, ella ha ricordato, si snoda secondo quattro direttrici: la riorganizzazione delle forme contrattuali, con l'incentivo del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma in un contesto di flessibilità e mobilità che avvantaggia sia le aziende che i lavoratori; la riforma dell'articolo 18, con un riequilibrio tra tutela tradizionale, incentrata sulla reintegrazione del dipendente illegittimamente licenziato (mantenuta per i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari ed economici per i quali sia accertato un grave abuso del potere di licenziamento), ed un sistema di indennizzo economico, applicato negli altri ordinamenti europei; il potenziamento e la razionalizzazione degli strumenti assicurativi e di sostegno al reddito, con l'introduzione dell'assicurazione sociale per l'impiego, in sostituzione dell'indennità di mobilità; le politiche attive per il lavoro, per l'implementazione della riforma grazie alla collaborazione tra Stato e Regioni.

Soffermandosi sull'ASpI (Assicurazione sociale per l'impiego), il Ministro l’ha descritta come una buona cosa, più universale rispetto agli attuali istituti di protezione del reddito, meno duratura nel reddito e più condizionata nella persistenza temporale; l'ASpI entrerà in vigore dalla data di approvazione della norma e non è quindi soggetta ad un periodo transitorio, mentre la mobilità decadrà nel tempo, per morire nel 2017.

A conclusione dell’intervento il Ministro ha respinto infine le critiche sulle norme per l'occupazione femminile, in quanto si è cercato di contrastare le disparità esistenti per le donne nell'accesso al mondo del lavoro e nella valorizzazione del merito, sia pure disponendo di scarse risorse reperite grazie alla riforma previdenziale, puntando ad un cambiamento culturale nei luoghi di lavoro e in famiglia.

In Commissione bilancio il Presidente Azzollini ha comunicato che gli emendamenti su cui è stata posta la fiducia risultano sostanzialmente corrispondenti al testo dell'atto senato n. 3249-A, come approvato dalla Commissione di merito, e che le uniche modifiche significative riguardano: il comma 17 dell'emendamento 1.900, in cui è stata espunta la previsione concernente la somministrazione del contratto di apprendistato, la modifica della copertura di alcuni emendamenti approvati dalla Commissione lavoro, i cui oneri non vengono più posti a carico del fondo per gli interventi urgenti ed indifferibili, bensì del fondo per l'incentivazione dell'occupazione femminile e giovanile; infine nell'emendamento 55.900, comma 41, è stata modificata la disciplina sulla decadenza dai trattamenti legati all'indennità di mobilità o di disoccupazione. Il senatore Morando (PD) ha ricordato che, nel comma 74 dell'emendamento 55.900, è rimasta immutata la clausola di copertura derivante dalla riduzione dal 15 al 5 per cento della quota di deducibilità delle spese di locazione. A tale riguardo, egli ha ribadito che le previsioni di maggior gettito connesse a tale norma sono sottostimate, in quanto basate sul presupposto, del tutto irrealistico, che la totalità dei proprietari degli immobili ad uso abitativo optino per il regime della cosiddetta "cedolare secca". Il vice ministro Martone ha osservato che in merito alla deducibilità dei canoni di locazione, i rilievi del senatore Morando hanno formato oggetto di un approfondito dibattito e che, tuttavia, si è ritenuto di mantenere la versione originaria della norma.

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